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Alla vigilia della conferenza stampa/evento di domani, abbiamo intervistato la protagonista della performance SUB, Roberta Mosca:

Come descriveresti la performance di cui sarai protagonista venerdì ad una persona per convincerla a venire?

“Probabilmente parlerei di come sia importante evitare di sforzarsi di capire, ma come sia necessario lasciarsi trasportare dalla percezione e dalle sensazioni, senza aggrapparsi ad alcuna narrazione. Parlerei di come sia possibile aprirsi all’ascolto e lasciare emergere mappe di riconoscimento e di scoperta. Suggerirei di trovare un proprio senso attraverso l’esperienza dell’essere presenti amplificando lo spirito d’osservazione, senza appoggiarsi all’esterno cercando opinioni, confronti, pareri altrui per  formare i propri.

Sottolineerei quanto sia piacevole entrare in contatto con tutto ciò che esiste nei momenti unici della danza e che questa danza non potrebbe esistere se non ci fosse chi la riceve aprendo dialoghi di connessioni spaziali e filiformi in tempo reale…e sicuramente eviterei di cercare di convincere qualcuno a vedere una performance!”

Danza e musica: qual è il rapporto intimo che intercorre tra queste due forme d’arte?

“Sono la stessa cosa che si manifesta forme diverse.”

Ci racconti il tuo lavoro sul territorio a Biella?

“Già con Biarteca a Rosazza dal 2003 e a Oretto superiore nel 2014 e 2015, l’intenzione era di “decontestualizzare” lavori che normalmente vengono presentati in circuiti di teatri e musei al fine di trovare formule ricche di vita e di connessione con le persone dei luoghi in cui avvengono le performance, cose assolutamente lontane dal mondo della maggior parte dei festival di “alto livello” della danza e del teatro.

Continuando su questa linea, trovo molto interessante e stimolante creare dei crocevia di possibilità tra economia locale e creatività universale attraverso lavori che coinvolgono artisti internazionali e locali, lavori che normalmente vengono presentati nei più importanti festival di danza e di teatro, qui dislocati in posti come le piazzette dei paesini della valle Cervo,  o in luoghi come il teatrino Regina Margherita a Piedicavallo, o allo spazio “Autobahn – William Willhelm Caffee – Dallas” a Rosazza. Oppure ospitare in sistemi artistici e organizzativi in dialogo con istituzioni internazionali e attivi come “very local” personaggi “super glamour” come grandi stilisti dell’alta moda o coreografi e registi di fama internazionale , o scienziati della NASA che in contesti altri da quelli a cui sono abituati a relazionarsi con il pubblico,  si ritrovano con slanci di spontaneità  a dare, per esempio, letture inedite su Marte o sessioni di “Social dreaming”. Tutto questo al fine di favorire ambienti fertili alle possibilità di creare strutture in cui vengono coltivate  idee che possono portare alla realizzazione di ponti tra le diversità, servizio fondamentale dell’ arte nei confronti della società.

Tema cruciale è come avviene la comunicazione affinché perle preziose come queste non si trasformino in attrazione esclusivamente commerciale. Come divulgare pubblicamente mantenendo l’intimità degli interscambi e degli spazi umani  In questo senso è importantissimo che si studino dei modi per far sì che questi eventi non rimangano per pochi, ma che la notizia si diffonda con un linguaggio che stimoli interesse, ma in perfetto equilibrio con la qualità dei lavori e dei personaggi coinvolti.”