img_2483Ecco per voi il racconto di Cecilia Bacci,

violino solista nel concerto del 18 settembre dell’Ensemble della Filarmonica Teatro Regio Torino.

Eseguire le quattro Stagioni di Vivaldi è già di per sé un viaggio, ma eseguirle insieme a delle persone che più che colleghi sono amici, in un contesto magico come quello del Santuario di San Giovanni di Andorno è un’esperienza da tenere cara. In fondo stiamo parlando di un poema sinfonico ante litteram, Vivaldi ha saputo mettere in musica  in maniera così descrittiva i paesaggi, gli eventi atmosferici, gli animali, le feste di paese, i personaggi, che ogni volta mi sembra impossibile ascoltare o suonare questi brani senza vedere delle immagini che mi scorrano davanti. Il compositore è riuscito a trasformare l’onomatopea in musica, e credo che questo sia ciò che rende così magiche le Stagioni, si torna sempre un po’ bambini, ci si può divertire con le note. In effetti noi ci siamo divertiti molto, sia durante le prove che in concerto. Come sempre abbiamo dovuto curare l’insieme, ma questa scrittura spesso fa sì che ognuno di noi diventi a turno un “personaggio”, ed è stato galvanizzante cercare di esasperarli o comunque di valorizzarli. Il nostro gruppo è molto eterogeneo, sia caratterialmente che da un punto di vista del percorso musicale individuale. Questa musica però è un meraviglioso crocevia dove incontrarsi e mettere le proprie idee al servizio degli altri e dello scopo ultimo: fare musica insieme.
In chiesa domenica c’era un’atmosfera bellissima. A partire dall’esterno, una giornata non molto soleggiata a dire il vero, vagamente nebbiosa, che però mi ha fatto sentire che il resto del mondo era solo un ricordo, che noi eravamo lì e gli altri molto lontano: questo ha contribuito a creare un bel legame col pubblico. Raramente abbiamo avuto la fortuna di suonare davanti a persone così educate, silenziose, attente e partecipi. Questo ci ha permesso di giocare coi colori, di poter suonare davvero piano a tratti, di creare così un excursus dinamico ancora più ampio. Un legame, dicevo, che si faceva sentire sonoramente durante gli applausi, durante i quali mi sono permessa di incrociare lo sguardo con alcuni dei presenti e tutti sorridevano di cuore, interagivano. Noi tutti siamo rimasti inevitabilmente colpiti dall’atmosfera che si è creata, il buonumore è diventato contagioso.
Credo che il Piedicavallo Festival stia facendo qualcosa di molto lodevole, sì avvicinando nuovo pubblico alla musica classica, ma anche organizzando concerti in sedi diverse, facendo riscoprire così il territorio che abitiamo e che spesso proprio per questo rischiamo di dare per scontato.

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva